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La mafia in Veneto

“Non è un corpo estraneo, non è mai un corpo estraneo. È parte di un tessuto culturale e sociale esistente e per questo ha la facilità d’infiltrarsi, dire che viene qui la mafia calata dall’altro è una stupidaggine, non è cosi, ci sono le condizioni perché questa attecchisca e non solo attecchisce sugli affari… penetra nella cultura che esiste.”

Le storie di rinascita che hanno avuto luogo nella Villa di Campolongo, nella tenuta di Erbè, e in tutti i beni confiscati e riutilizzati ai fini sociali in Veneto, affondano le loro radici nelle vicende di mafia che si sono svolte nel nostro territorio.

Abbiamo cercato di ricostruirle attraverso la voce di chi si è occupato di questo fenomeno nei panni di “analista” e di chi, invece, ha vissuto queste storie in prima persona, perché impegnato nell’attività politica.

Abbiamo parlato con Monica Zornetta, giornalista e autrice di “A casa nostra. Cinquant’anni di mafia e criminalità in Veneto” e con Walter Mescalchin, ex sindaco di Camponogara e referente regionale di Libera fino al 2014, che ci hanno raccontato quali sono le caratteristiche e come si è evoluto il fenomeno mafioso nella nostra regione.

Un rapido viaggio che parte dagli anni Cinquanta e dall’istituto del confino, passando per Maniero ed i ladri di polli e che si conclude con il profilo del mafioso di oggi, quello “che non spara più, parla quattro lingue e ha frequentato le migliori università”.


Musiche di: Josh Woodward – Dark Rooms and Crooked Candles; Josh Woodward – The Parade

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